Recensione The Final Six di Alexandra Monir

Non c’è dubbio che “The Final Six” di Alexandra Monir sia un classico romanzo “young adult” adatto a un pubblico di giovani lettori appassionati non solo di fantascienza ma anche di una certa componente “romance”.

Ciò nonostante io sono convinto da sempre che questo genere di letture possa avere un range piuttosto ampio di appassionati che valichino i confini di età e di interesse a cui si fa generalmente riferimento.

Fantascienza è anche intrattenimento e in questo primo capitolo della serie creata dalla Monir, abbiamo diversi spunti di interesse sia per la storia sia nei personaggi.

La trama

Il romanzo si evolve seguendo il punto di vista di due personaggi principali: Leo e Naomi. Due ragazzi decisamente diversi per carattere e situazioni di vita. Uno con alle spalle la perdita pesante di tutta la sua famiglia, dopo i cataclismi dovuti al cambiamento climatico che sta distruggendo il nostro pianeta e che ha sommerso buona parte di Roma, sua città natale.

L’altra proveniente dalla tipica famiglia borghese americana, fortunatamente in salvo nonostante anche negli States la situazione non sia molto migliore rispetto al resto del mondo, fortemente provato dalla natura che si sta ribellando e dalla società che non riesce a far fronte alla crisi economica derivante.

Ma il peggio deve ancora venire e a quanto pare l’unica soluzione pratica al momento è quella di provare a colonizzare l’unico posto del sistema solare che sembra avere le giuste caratteristiche per la sopravvivenza umana. O almeno, per quei giovani ragazzi che riusciranno ad adattarsi alle condizioni comunque estreme di Europa, la luna di Giove.

Un gruppo di 24 giovani aspiranti coloni viene quindi selezionato da ogni parte del mondo per partecipare al programma di addestramento che determinerà i sei astronauti che dovranno lasciare la Terra e iniziare a costruire la prima colonia sul nuovo satellite.

Come spesso capita però, non tutto è come sembra e saranno proprio Leo e Naomi in primis a dover fare i conti con qualcosa di poco chiaro che potrebbe mettere a rischio tutta la missione. Sempre che la stessa missione non abbia uno scopo decisamente diverso da quello che si pensava.

Recensione The Final Six

Quando voglio dire due parole su un libro come questo, mi sento sempre in dovere di premettere una sorta di “disclaimer” per poter pesare al meglio le parole che verranno fuori.

Una delle critiche che sento più spesso nei libri di fantascienza più “leggeri” è quella secondo cui le basi scientifiche sono troppo deboli se non proprio poco credibili. La mia risposta è sempre una sola: in una storia di fantascienza non mi importa quanto siano fedeli le leggi della fisica o le spiegazioni scientifiche, mi interessa soltanto che ci sia un certo equilibrio tra la mia sospensione di incredulità e il sense of wonder che ne deriva.

In questo senso è palese che chi parte con uno scarso interesse per questo tipo di storie e cerca un diverso tipo di fantascienza, difficilmente sarà poi affascinato dalla trama, trovandosi a cogliere tutti i buchi e i dettagli insensati senza prendere invece il buono del contenuto.

Faccio tutta questa premessa per dire che in “The Final Six” sicuramente ci sono diverse incongruenze e anche momenti in cui bisogna prendere per buono quanto ci viene esposto senza farsi troppe domande in merito. E va bene così, perchè appunto è una storia di intrattenimento, in cui la cosa che conta sono le dinamiche tra i personaggi, l’interesse per vedere come si evolve la storia e ovviamente come va a finire.

Questo lavoro la Munir lo sa fare bene, utilizzando proprio lo strumento del doppio punto di vista, che ci permette di conoscere meglio alcune sfumature di quanto sta succedendo e di come i due protagonisti hanno intenzione di affrontare le situazioni che gli stanno capitando.

Il fatto che sia inserito anche un forte elemento “romance”, è altrettanto utile per filtrare il tutto attraverso la lente delle emozioni, degli stimoli personali che vanno al di là del fatto che su di loro pesa in realtà il destino dell’intera razza umana.

Sono pur sempre teenagers a cui il mondo non solo sta chiedendo di farsi carico di tutte le loro responsabilità, ma anche di risolverle abbandonando tutte le loro certezze e i loro già provati affetti. E anzi in alcuni casi forse a stupire è proprio la oro determinazione, il loro essere paradossalmente più maturi di molti di coloro che invece dovrebbero esserlo. Gli stessi peraltro che hanno portato il mondo sull’orlo dell’estinzione e che ora continuano a mischiare le carte, probabilmente barando.

Detto che la scrittura della Monir è accattivante ma asciutta. Non si perde in molte divagazioni se non funzionali al passato dei personaggi in scena e questo aiuta il ritmo incalzante della storia, che peraltro si sviluppa in maniera piuttosto frenetica visto che succede costantemente qualcosa e le dinamiche sono in continua evoluzione.

Insomma una lettura estremamente piacevole, per quanto leggera. Con il solito problemino del finale, in pratica un grosso cliffhanger che ci proietta già nel prossimo capitolo, che fortunatamente uscirà proprio in questo mese di giugno (“La Vita su Europa“).

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