Recensione La caduta del sole di ferro N.E.O. #1

Proprio qualche tempo fa avevo preparato un articolo con una piccola lista di consigli di lettura per libri di fantascienza dedicati a bambini e ragazzi, e questo La Caduta del Sole di Ferro di Michel Bussi, sarebbe stato perfetto (in effetti credo che lo inserirò). Ma a prescindere dal target che una trama con soli ragazzini tredicenni può portare, il libro si presta invece a un pubblico decisamente più vasto, anche non prettamente related con la pura fantascienza.

Recensione La Caduta del sole di Ferro – N.E.O. Libro Uno

Per chi non lo sapesse, Michel Bussi è uno degli autori più venduti oltralpe, anche se fino ad ora si era occupato prevalentemente di gialli, con ottimo successo. Questo romanzo invece è tipicamente fantascientifico-post-apocalittico, in un ambito classico molto caro alle pubblicazioni Young Adult di questi anni.

Di cosa parla il libro

La trama generale di questo La Caduta del Sole di Ferro (primo libro di una serie chiamata N.E.O.) parte infatti da un incipit abbastanza usato in narrativa: un mondo dove gli esseri umani sono stati spazzati via da una misteriosa malattia, lasciando in vita soltanto i nuovi nati. Quegli stessi bambini, cresciuti nei primi anni di vita dai pochissimi superstiti rimasti (prima che anche loro venissero sopraffatti dal male), si ritrovano così in una Parigi deserta a dover fare i conti con la vita e la sopravvivenza.

Quello che l’autore ci presenta però, sono due gruppi molto definiti di bambini: da una parte un gruppo di ragazzi cresciuti autonomamente facendo esperienza sulle proprie ossa, vivendo all’aria aperta e tenendo come base quella Torre Eiffel che loro hanno chiamato il “tepee“. Dall’altra un altro gruppo che vive invece dentro il “Castello” del Louvre, e che ha potuto contare non solo sugli ultimi sprazzi di tecnologia rimasta, ma anche su un intelligenza artificiale che si è occupata di fornire loro tutte le conoscenze sul vecchio mondo (scientifiche e culturali).

Due gruppi diversi in tutto e per tutto: necessariamente carnivori e dediti alla caccia i primi, totalmente vegetariani e dediti alla coltivazione i secondi. Uno costretto a costruirsi nuovi miti e nuovi modi di spiegare il mondo circostante, gli altri invece circondati dalle meraviglie della cultura precedente e divisi in “caste” per sviluppare al meglio le caratteristiche personali sotto la guida di un “adulto” (per quanto virtuale).

Ma cosa accadrà quando dovranno fare i conti gli uni contro gli altri? E se anche l’ultimo barlume di tecnologia dovesse improvvisamente sparire? E se un’altra malattia misteriosa colpisse anche gli animali rendendoli non commestibili? Come risolverebbero i loro problemi?

Sarà di nuovo una guerra l’unico modo possibile per risolvere la situazione?

Impressioni post lettura – Recensione La caduta di un Sole di Ferro

la caduta del sole di ferroSiamo di fronte all’ennesimo sviluppo ed evoluzione di un tema lanciato già settanta anni or sono con “Il Signore delle Mosche”. In questo caso però, il problema non è solo la degenerazione verso gli istinti di sopravvivenza primari, ma una serie di contrapposizioni che rendono i due gruppi quasi un esperimento sociale estremo.

Perchè il gruppo dei “selvaggi” che vive senza direzione alcuna, confrontandosi con i ritmi e le difficoltà della natura, creandosi spiegazioni fantasiose alla realtà che li circonda e a tutto ciò che non sanno comprendere, risponde proprio alla parte più irrazionale  dell’animo umano. La lotta per la sopravvivenza è quella ancestrale dei nostri antenati, con l’unica consapevolezza in più sul qualcosa che è esistito prima, quel mondo che vedono nel ruderi di ciò che rimane e soprattutto, nei rivali del Castello, mostruose creature solo in apparenza simili a loro (o almeno così vogliono le leggende che si sono creati per spiegarsi come mai non uscissero mai dalla loro tana e quindi non potessero in alcun modo procacciarsi cibo).

L’altro gruppo invece rappresenta in qualche modo l’animo più cosciente dell’uomo, la propria razionalità scientifica, la cultura e la conoscenza. La non violenza, il non uccidere, i comandamenti primari tramandati per costruire una società migliore. La consapevolezza però di essere i prescelti, li rende superiori a tutti gli altri, che per quanto simili, non possono essere destinati come loro a portare avanti il genere umano.

Siamo di nuovo alla più classica delle contrapposizioni. Anzi, alla totalità delle contrapposizioni.

E Bussi è bravo a farci conoscere man mano tutti gli aspetti dell’una e dell’altra parte, nonchè (e soprattutto) tutte le contraddizioni. L’escamotage di portare a vivere nel Castello proprio uno del gruppo del Tepee, rende facile sviluppare una trama lineare che ci racconta di volta in volta prima ciò che succede da una parte e poi dall’altra, fino a un nuovo intreccio che renderà inevitabile lo scontro tra le due.

Scopriamo così che in entrambi i gruppi ci sono caratteri discordanti con la linea generale, c’è chi porta avanti moralità assolute, chi invece trova il modo di aggirarle. Chi immagina con speranza un futuro migliore e chi invece, vuole plasmarlo alla sua maniera. C’è chi vuole perseverare in una pace e chi per ottenerla, è disposto prima a fare un’ulteriore tabula rasa.

Così tra imprevisti e sorprese, la storia procede verso l’epilogo previsto. I personaggi crescono con il passare delle stagioni, e noi cominciamo a conoscerli, a prevederne le mosse. Perchè se c’è un piccolo difetto in questo libro, forse è proprio quello di essere fin troppo scontato. Certo, stiamo parlando di un romanzo che per un giovane lettore può risultare estremamente interessante, proprio perchè per la prima volta a contatto con una crescita personale che lo riguarda anche direttamente per certi versi.

Ma la struttura non lascia spazio a troppi sbandamenti, nè a improvvisi cambi di rotta. Il ritmo è costante, un piano inclinato con la pallina che sappiamo benissimo che direzione prenderà e anche con che precisa velocità. Eppure nonostante conosciamo già (quasi) tutto, la scrittura di Bussi ci permette di goderci comunque tutte le fasi della trama. Non stupiti, ma curiosi. Non travolti, ma coinvolti.

Ecco perchè alla fine è un libro che mi sento di consigliare non solo a tutti i ragazzi in cerca di letture coinvolgenti. Ma anche a qualche lettore forte di genere che abbia però voglia di lasciarsi andare a una lettura di puro intrattenimento.

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