Recensione Clean Tabula Rasa di Glenn Cooper

La recensione di Clean Tabula Rasa. Malgrado leggere di una pandemia possa non essere particolarmente piacevole quando se ne sta vivendo una davvero, questo libro di Glenn Cooper conferma la sua abilità di narratore e di intrattenitore, anche se qualche paragone con la realtà purtroppo è inevitabile.

La trama del libro

Nel libro infatti si racconta la diffusione rapida e su scala globale di una devastante epidemia che porta a una totale perdita di memoria, rendendo le persone totalmente incapaci di svolgere anche le attività più semplici, in preda agli istinti primari di sopravvivenza. Soltanto un ristretto numero di persone pare essere immune, circa il 20% della popolazione, tra cui anche il protagonista che fortunatamente è anche l’unico ancora in grado di cercare una cura per salvare l’umanità intera.

Farlo però sarà tutt’altro che facile. Sia perchè la strada verso i pochi laboratori rimasti è lunga e piena di ostacoli, sia soprattutto perchè in breve tempo del mondo come lo si conosceva non è rimasto più niente e sono in molti tra i sopravvissuti a cominciare a organizzarsi in altro modo, creando dal nulla vere e proprie società tribali e patriarcali dove domina il più forte. E il più spietato.

Recensione di Clean Tabula Rasa

recensione clean tabula rasaNon c’è niente da dire, il buon Cooper sa come tenere alta l’attenzione per 544 pagine. La sua scrittura è dannatamente coinvolgente quanto apparentemente semplice, frutto (e si vede) di una certa esperienza in questo genere di opere. Non è uno stile ricercato o particolare, ma certo funzionale a intrattenere il lettore che, libero da complicazioni di ogni genere, può dedicarsi a seguire semplicemente una storia coinvolgente.

E su questo non c’è dubbio che faccia il suo lavoro. Poche pagine e già si è proiettati dentro una trama lineare, ma sempre con ritmo incalzante. Non ci sono molti tempi morti, anche perchè la storia richiede velocità e una certa frenesia nell’evolversi. Si viene così accompagnati in una spirale che, per quanto non particolarmente originale, ci spinge a non chiudere mai il libro per vedere cosa succederà il momento successivo. Magari lo sappiamo che succederà una certa cosa, ma vogliamo vedere come e quando.

Anche i personaggi del resto, hanno subito una definizione ben precisa, che raramente cambiano nel corso del tempo. Bene e male si riconoscono da lontano, con rare sfumature dovute più che altro alla necessità di sopravvivenza, che rende in ogni caso tutto ammissibile, specie se in mezzo ci sono gli affetti più cari. Una dinamica anche in questo caso già vista, ma non per questo meno potente nell’empatia che quasi forzatamente proviamo per alcuni dei protagonisti (e meno per altri).

Per dare una piccola spinta in più al lettore, Cooper poi utilizza un piccolo espediente proprio intorno a metà libro, quando forse qualcuno avrebbe potuto stancarsi di vedere una serie di prove a ostali da superare una dietro l’altra. Il colpo è farci vedere subito qualcosa di molto importante che accadrà temporalmente quasi verso la fine del libro, per poi farci tornare indietro a percorrere tutti i passi che hanno portato a quel punto. Scelta intelligente che distoglie dalla linearità temporale e ci mette in condizione di proseguire la lettura con altre informazioni utili in mente.

L’unico problema di un libro del genere, è non cadere sul finale. E qua proprio non voglio rovinarvi la sorpresa, ma diciamo che non è poi così fuori dagli schemi. In buona sostanza è un libro ben riuscito, con alcuni spunti anche molto interessanti (soprattutto per alcuni “villain” incontrati durante il percorso, forse anche più sfaccettati del protagonista stesso) e certo piacevole alla lettura. Non credo diventerà un grande classico in futuro, ma ha tutto quello che serve per intrattenere e lasciare un buon ricordo.

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