Fantascienza Virus e Pandemia – Consigli di lettura moderni

Se c’è un argomento da sempre estremamente gettonato nella letteratura di fantascienza, è quello dei virus pandemici. Declinato praticamente in tutti i modi possibili, la storia è piena di libri che ci raccontano di una popolazione decimata o sterminata da un qualche virus, che sia creato in laboratorio, arrivato da qualche animale o addirittura dallo spazio.

A cambiare oltre all’origine del virus, sono certamente le sue conseguenze. E qua gli autori di fantascienza si sono letteralmente sbizzarriti, sia nelle storie, sia per quanto riguarda lo stile, il target e il genere stesso (da influenze horror come il filone “zombies” a quello più “young adult” o  “distopico”).

In questo caso i nostri consigli di lettura seguono la via della pandemia in tutte le sue varie forme, con come unica sine qua non il fatto che siano stati pubblicati almeno nell’ultima decade. E non mancano certo le opzioni visto che proprio questo sotto genere è stato tra i più utilizzati.

Consigli di lettura – I virus nella Fantascienza moderna

IL PASSAGGIO di Justin Cronin (Mondadori, 2011)

C’è una foltissima letteratura in merito a virus che rendono gli infettati terribilmente aggressivi e in cerca continua di sangue e carne umana. Il vecchio filone “zombies” con tante declinazioni anche più scientifiche e moderne. Prendiamo tra i tanti ad esempio questa trilogia di Justin Cronin, che si apre con “Il Passaggio” per poi proseguire con “I Dodici” e “The City of Mirrors”.

“Nel cuore della foresta boliviana il professor Jonas Lear fa una scoperta destinata a cambiare per sempre il destino dell’umanità: un virus, trasmesso dai pipistrelli che, modificato, è in grado di rendere più forti gli esseri umani, preservandoli da malattie e invecchiamento. In una remota base militare in Colorado, il governo degli Stati Uniti inizia quindi degli esperimenti genetici top secret per studiare i prodigiosi effetti di questa scoperta. È il Progetto Noah, che utilizza come cavie umane dodici condannati a morte e una bambina. L’esperimento però non procede secondo le previsioni e accade ciò che non era neanche lontanamente immaginabile: i detenuti sottoposti alla sperimentazione – i virali – trasformatisi in creature mostruose e assetate di sangue, fuggono dalla base, seminando morte e distruzione. Da quel momento gli eventi precipitano e nessuno è più in grado di controllarli, nessun luogo è più sicuro e tutto ciò che rimane agli increduli sopravvissuti è la prospettiva di una lotta interminabile e di un futuro governato dalla paura del contagio, della morte e di un destino ancora peggiore. L’unica speranza è rappresentata da Amy, piccola superstite dell’esperimento che ha scatenato l’apocalisse: su di lei il virus ha avuto effetti particolari, trasformandola in una pedina fondamentale nella lotta contro i virali. Sarà l’agente dell’FBI Brad Wolgast a salvarla da una fine terribile e a iniziare con lei un’incredibile odissea per liberare il mondo dall’incubo in cui è precipitato.”

ZONA UNO di Colson Whitehead (Mondadori, 2011)

Ancora “zombies”. L’epidemia infatti ha trasformato gran parte della popolazione mondiale in morti viventi, anche se qua più che altro si racconterà del post virus, quando in un mondo dove ormai violenza e guerra la fanno da padrona, sarà necessario cercare di riappropriarsi dei territori in mano agli infetti.

“Una pandemia ha devastato la Terra, lasciando l’umanità divisa: da una parte i vivi, dall’altra i morti viventi. Quando il culmine del contagio sembra essere passato, gruppi armati tentano di riprendere il controllo del territorio. Il loro primo obiettivo è liberare Manhattan – la Zona Uno – dai soggetti infetti. Mark Spitz fa parte di una delle squadre di civili che lavorano nella parte meridionale dell’isola. “Zona Uno” racconta tre giorni della sua surreale esistenza, tra la caccia agli zombie, i disturbi della Sindrome Post-Apocalittica da Stress Multiplo, e l’impossibilità di venire a patti con un mondo allucinato, violento, ormai irrimediabilmente perduto.”

I SOGNATORI di Karen Thompson Walker (DeA, 2020)

Si cambia decisamente registro in questo romanzo di Karen Thompson, dove l’epidemia non solo è stata controllata in una singola cittadina, ma gli effetti sono molto diversi: gli infetti cadono in un sonno profondo dal quale sembra impossibile svegliarli.

“Silenzio, come quando nevica. Una pace gelida, totale, a intorpidire le membra. E poi sogni, profondi quanto oceani, uno dopo l’altro, senza tregua. È ciò a cui va incontro chiunque si ammali del misterioso “virus di Santa Lora”, dal nome della cittadina in cui tutto ha avuto inizio. È una tersa notte di inizio autunno quando una studentessa del college del piccolo centro californiano si allontana da una festa in anticipo sulle compagne, si lascia cadere sul letto e non si sveglia più. Passano pochi giorni e il contagio dilaga. Sebbene le autorità si affrettino a mettere il college in quarantena, il morbo non cessa di mietere vittime: di casa in casa, di famiglia in famiglia, di sogno in sogno, Santa Lora soccombe alla misteriosa epidemia. Ma dentro l’involucro di quei corpi immobili, nei recessi di quelle coscienze sprofondate in un sonno che prefigura la morte, un turbinio instancabile di visioni, falsi ricordi, mezzi presagi – ora indecifrabili, ora più lampanti della realtà stessa – rimescola e sconvolge i destini di tutti. Romanzo corale sui temi dell’amore, del tempo che passa e del senso della vita, “I sognatori” scava a fondo nei personaggi e nelle dinamiche di una comunità in pericolo per disegnare la mappa definitiva delle nostre paure, dei nostri infinitesimali trionfi e delle nostre vulnerabilità.”

CLEAN – TABULA RASA di Glenn Cooper (Nord, 2020)  [RECENSIONE]

Gli infetti di CLEAN di Glenn Cooper, subiscono invece una particolare involuzione: la loro memoria infatti viene praticamente azzerata e non sono più in grado di svolgere nemmeno le più basilari azioni, dipendendo di fatto dai pochissimi sopravvissuti che si sono rivelati immuni.

Cooper lavora su diversi punti di vista in questa storia, raccontandoci non solo l’evoluzione del virus, ma anche e soprattutto le dinamiche sociali che si instaurano nei piccoli gruppi in giro per la nazione, dove chi ha ancora pieno possesso delle sue facoltà diventa un Dio in Terra.

“Volevano salvare la memoria. L’hanno cancellata. Ma forse c’è ancora una speranza…
Il traguardo di una vita. Finalmente il dottor Steadman può affermare di aver curato l’incurabile: l’Alzheimer. E ora che passerà alla storia, poco importa se, per ottenere quel risultato, ha deciso di correre un rischio enorme…”

L’UOMO DEL FUOCO di Joe Hill (Sperling, 2016)

Ancora più particolare è l’epidemia creata da Joe Hill, che accantonati i panni di scrittore thriller e horror, si tuffa in quelli più fantascientifici dell’apocalisse. Il virus però non crea zombie e cadaveri di vario genere, perchè questa nuova malattia porta gli infetti a incendiarsi da soli. Con tutte le conseguenze del caso.

Dello stesso filone narrativo anche “L’isola della salvezza”, edito sempre da Sperling.

“Nessuno sa dove e quando sia iniziata.
Tutti hanno imparato a loro spese che la nuova epidemia si diffonde più velocemente di qualsiasi altra malattia, e che ha già decimato la popolazione di grandi città come Boston, Detroit, Seattle.
Per i medici il suo nome è Trichophyton draco incendiarius, per la gente si chiama Scaglia di Drago, perché il suo primo sintomo è un marchio d’oro e nero sulla pelle e l’ultimo è la morte. Per autocombustione.
Milioni di persone sono infette; gli incendi scoppiano dappertutto. Non esiste antidoto. Nessuno è al sicuro.”

EPIDEMIA MORTALE di A.G.Riddle (Newton, 2017)

Un classico romanzo bestseller quello di Ridlle, che vanta nella sua fascetta oltre 3 milioni di copie vendute. E infatti classico è anche lo sviluppo narrativo di questo thriller fanta pandemico, che oltre alla minaccia del virus ci racconta anche di un’altrettanto classica cospirazione mondiale da debellare. Non particolarmente originale, ma bello e avvincente per intrattenimento assicurato.

“Cento miglia a nord dell’Alaska, una nave di ricercatori scopre un sottomarino affondato. Non ha alcuna identificazione nazionale e nessuna identità aziendale. Il relitto sembra essere lì da decenni, e al suo interno vengono trovate tracce di misteriosi esperimenti. Dieci giorni dopo, in un villaggio sperduto in Kenya, diversi residenti contraggono una malattia sconosciuta e letale. Il giorno successivo, anche due giovani americani si ammalano. Immediatamente viene inviata dagli Stati Uniti una squadra di epidemiologi, guidati dalla dottoressa Peyton Shaw – l’esperta che ha sventato alcuni degli episodi più mortali della storia recente. Peyton è brava nel suo lavoro, ma custodisce un segreto oscuro ed è perseguitata dalle ombre del suo passato. Ciò che Peyton trova in Kenya è un focolaio molto diverso da qualunque cosa abbia mai affrontato prima. Mentre la pandemia minaccia il mondo, Peyton rimane invischiata in una cospirazione di portata globale. Le risposte necessarie per fermare l’epidemia si nascondono dietro un mistero che ha un prezzo molto alto per l’intera umanità.”

FEBBRE di Ling Ma (Codice, 2019)

Con “Febbre” torniamo nel campo dell’epidemia che trasforma gli infetti in terribili zombie affamati. Questa volta però con l’occhio sempre molto particolare degli autori cinesi e asiatici, capaci di dare qualcosa di innovativo e originale anche a tematiche e storie già ampiamente viste e riviste come questa.

“Alla ricerca di una qualche forma di sicurezza e stabilità dopo la morte dei genitori, immigrati cinesi, Candace Chen più che vivere sopravvive, autoreclusa senza troppa convinzione in una rigorosa routine casa-lavoro. Per questo a malapena si accorge dell’epidemia che si sta diffondendo in tutto il mondo e che sta decimando anche la popolazione di New York, trasformando tutti in zombie. Arruolata dai suoi capi insieme ad altre persone per un compito inquietante e molto ben pagato, Candace si trova ben presto da sola a testimoniare la strana atmosfera di una metropoli abbandonata. Poi, per salvarsi, si unisce a un gruppo di sopravvissuti che cerca di raggiungere Chicago e lì dar vita a una nuova società. Con un’ambientazione apocalittica che ricorda “The walking dead” e “L’alba dei morti viventi”, Ling Ma firma un libro che è allo stesso tempo una feroce critica dell’alienazione della società contemporanea e un commovente tributo ai rapporti umani che ci spingono a fare qualcosa in più della semplice sopravvivenza.”

LA CADUTA DEL SOLE DI FERRO di Michel Bussi (E/O, 2020)  [RECENSIONE]

Altro filone molto gettonato è quello che avevamo trattato nei consigli per i mondi senza donne/uomini/bambini in cui tutto parte quasi sempre proprio da una qualche epidemia che decima o stermina solo un particolare tipo di popolazione. In questo caso nel mondo post apocalittico creato da Bussi (notissimo autore transalpino anche se solitamente famoso per i suoi thriller), il virus non lasciava scampo a nessuno.

Gli unici sopravvissuti della storia sono infatti quelli che erano in procinto di nascere durante la pandemia, neonati poi cresciuti dai pochi superstiti che sono riusciti a vivere ancora qualche anno. Poi, divisi in due gruppi distinti, se la sono dovuta cavare da soli. Uno dentro la torre più famosa di Parigi, in maniera totalmente autonoma. L’altro dentro il Louvre, cresciuti però con l’aiuto di un computer e un’intelligenza artificiale.

“Una catastrofe ambientale ha spopolato il mondo. A Parigi gli unici sopravvissuti sono due gruppi di dodicenni, i ragazzi del tepee e i ragazzi del castello. Cresciuti senza genitori e senza l’assistenza di nessun adulto, i ragazzi del tepee sono una tribù abbastanza selvaggia che vive nella torre Eiffel tappezzata di pelli (il tepee, appunto) e si nutre andando a pesca sulla Senna o a caccia al Bois de Boulogne nel frattempo diventato una foresta.
Anche i ragazzi del castello (il Louvre) sono cresciuti senza adulti, ma fin dalla loro nascita si sono ritrovati inseriti in un sistema di apprendimento che ha consentito loro di sviluppare un’organizzazione di vita diametralmente opposta a quella del tepee: sono vegetariani, coltivano loro stessi gli ortaggi che mangiano, sono istruiti.”

 

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