Fantascienza Distopia Sociale: consigli di lettura

Se c’è un genere che più di tutti ha spopolato negli anni duemila, questo è sicuramente quello della “Fantascienza Distopia”. Il successo di pubblico di libri e film a riguardo è stato talmente eclatante che molto spesso il termine “distopia” è stato utilizzato per identificare l’intero genere fantascientifico.

Questo ha portato a una certa confusione in merito, che riguarda anche le tematiche che dovrebbero essere comprese nel sotto genere distopico. Di fatto, quando parliamo di distopia intendiamo prevalentemente quelle storie che ci raccontano di un futuro (più o meno distante) in cui la società ha forti connotazioni negative che possono sfociare fino a una feroce dittatura.

E’ il caso per esempio di alcuni dei grandi classici del genere, dal solito “1984” fino a “Fahrenheit 451” e passando per “Il Mondo Nuovo“, solo per citare quelli più conosciuti. Tutti romanzi che, appunto, partono da una componente sociale arrivata all’estremo limite. Ciò non toglie che molto spesso per “distopici” si intendono anche tutti quei romanzi che raccontano storie inerenti al “post-apocalittico” (pandemie o catastrofi varie), che però preferiamo trattare come argomento a parte.

Come sempre in questi articoli di consigli non vogliamo addentrarci nel merito delle varie definizioni, nè tanto meno fare un approfondimento storico dei grandi classici che hanno contraddistinto il genere. Più che altro era per sottolineare come in questo specifico articolo ci occuperemo solo di romanzi che riguardo proprio la “Fantascienza Distopica Sociale”, rimandando ad altro contenuto tutto quel filone che invece racconta di distopie a seguito di cataclismi, o molti altri che raccontano di un mondo post apocalittico o post pandemico per dire.

Gli anni duemila sono stati pieni di pubblicazioni in merito e tantissimi autori si sono cimentati con il genere. China Mieville (Perdido Street Station), Scott Westerfeld (Brutti), Paolo Bacigalupi (La Ragazza Meccanica), Cory Doctorow (Little Brother), Haruki Murakami (IQ84) sono solo alcuni dei nomi che hanno dato lustro al filone. Vogliamo però indicare qualche consiglio di lettura che sia ancora più recente, dell’ultimo decennio almeno.

Fantascienza Distopia Sociale – Consigli di lettura

IL CERCHIO di Dave Eggers (Mondadori)

“Il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi?”. Queste sono solo alcune delle domande de “Il Cerchio” di Dave Eggers.

Un romanzo particolarmente attuale perchè mette in luce tutte le possibilità di un estremo controllo da parte delle multinazionali che gestiscono i social network e, in pratica, tutte le informazioni riguardanti le nostre vite. Oltre al fatto di rendere fuori dal mondo (dal cerchio in questo caso) chi decidesse di non conformarsi alle regole e agli strumenti di uso sociale.

Un libro interessante anche perchè di fatto la sua visione non è poi così “distopica” come può sembrare, lasciando aperto uno spiraglio che non troviamo molto spesso in questo tipo di tematiche: e se in effetti essere totalmente sotto controllo non fosse davvero un ottimo modo per sentirsi più protetti e tranquilli?

AMERICAN WAR di Omar El Akkad (Rizzoli)

Il confine tra cambiamenti climatici e rivoluzioni sociali è labile e anche in questo caso l’autore ci porta in un’America fortemente mutata proprio dall’innalzamento dei mari e dalla crisi del petrolio, ma più di tutto in preda a una rivoluzione civile che nel 2074 cambierà per sempre i confini e la società.

Una distopia, certamente, ma vissuta dagli occhi di una famiglia che vive in pieno le sofferenza di una guerra e di una vita che li costringe a vivere da profughi, in enormi accampamenti destinati a una continua precarietà.

“American War” è uno spaccato crudele e senza riserve sull’incommensurabile rovina che la guerra porta nella vita di una nazione, di una comunità, di una famiglia, di un singolo individuo.

VOX di Christina Dalcher (Nord) 

L’idea di fondo lo ha necessariamente accostato al “Racconto dell’Ancella”, in una mirata operazione di marketing che però ha anche alzato di molto l’asticella delle attese. E lo dico chiaramente, in questo senso “VOX” non è certo all’altezza di quelle aspettative.

Rimane però un interessante esempio di come su questo filone si possano declinare storie diverse con stili altrettanto vari (oltre che a un diverso target di pubblico, in questo caso decisamente più giovane probabilmente).

La storia parte da in incipit molto forte: viviamo infatti in una società dove le donne possono pronunciare solo 100 parole al giorno, con un braccialetto che segna inesorabilmente il contdown verso il silenzio.

Una società quindi fortemente distopica dove le donne non solo non hanno più alcun diritto, ma non hanno più nemmeno la voce per ribellarsi.

Da segnalare poi come la stessa autrice sia particolarmente vicina al filone distopico, visto che più recentemente ha pubblicato un’altra opera dal titolo “LA CLASSE” con altrettante ed evidenti forzature sociali.

LA TUFFATRICE di Julia von Lucadou (Carbonio Editore)

In un mondo futuristico in cui si vive per accumulare punteggi, le emozioni vengono misurate da un dispositivo applicato al braccio, le giornate scandite da iper-efficienza, ferree regole comportamentali e una dose prestabilita di esercizio fisico, Riva Karnovsky, campionessa di Highrise Diving, tuffandosi dai grattacieli è riuscita a diventare una celebrità con schiere di fan e contratti milionari.

Eppure, nel suo lussuoso attico al centro della metropoli, un giorno decide di mollare tutto, senza una ragione apparente. Non si allena più, non parla, scompare dai social assetati di foto e notizie. Per rimotivarla viene chiamata una giovane e ambiziosa psicologa, Hitomi Yoshida, che dovrà sorvegliarla giorno e notte attraverso telecamere nascoste in ogni angolo della casa. Finché Hitomi si accorge di essere lei stessa una prigioniera… Julia von Lucadou costruisce una distopia claustrofobica e ossessionante, resa attraverso atmosfere asettiche e una scrittura asciutta che inchioda il lettore a una realtà virtuale da cui è difficile scappare, e che assomiglia terribilmente alla nostra.

SUICIDE CLUB di Rachel Heng (Nord)

Lea ha cento anni e ne dimostra meno di quaranta, grazie agli straordinari progressi della medicina, che permettono ad alcune persone – selezionate alla nascita – di triplicare la durata della vita. Tutto quello che devono fare è attenersi scrupolosamente alle regole del benessere. Lea non mangia cibi grassi, non beve alcolici, non ascolta musica deprimente, non si allena né troppo intensamente né troppo poco. È la candidata ideale per accedere a una nuova fase sperimentale di cure, destinata a prolungare l’esistenza all’infinito. Un giorno, però, tornando dal lavoro, Lea vede suo padre dall’altra parte della strada, un padre con cui non ha rapporti da ottantotto anni.

Per raggiungerlo, si lancia in mezzo al traffico e per poco non viene investita. Quel semplice gesto è la sua rovina: come può essere degna dell’immortalità una persona che agisce in modo tanto sconsiderato? In un attimo, il suo nome viene depennato dalla lista dei prescelti e lei è costretta a frequentare un gruppo di sostegno. Ed è qui che entra in contatto con alcuni membri del Suicide Club, un gruppo di ribelli che si batte per poter scegliere come e quando morire. E suo padre è uno dei membri. Dapprima sconcertata, a poco a poco Lea si rende conto che questi uomini e queste donne – che mangiano quello che vogliono, vanno a concerti clandestini, praticano sport estremi – hanno accumulato più esperienze in un anno di quante non ne abbia provate lei in una vita intera. D’un tratto, la prospettiva di vivere un’eternità di rinunce non è più così allettante. Ma ben presto si renderà conto che tutto ha un prezzo, e quello per la libertà potrebbe essere troppo alto…

LE FIGLIE DEL NORD di Sarah Hall (Baldini Castoldi)

L’Inghilterra versa in uno stato di crisi ambientale irreversibile che l’ha condotta al collasso economico. La popolazione è stata censita e tutti i cittadini sono stati ammassati nei centri urbani. La riproduzione è affidata a una lotteria, invadenti dispositivi contraccettivi vengono installati a ogni femmina in età fertile.

Una ragazza, che conosceremo solo col nome di Sorella sfugge ai confini di un matrimonio divenuto oppressivo per andare in cerca di un gruppo isolato di donne che vivono come «non-ufficiali» a Carhullan, una lontana fattoria del Nord, dove avrà modo di scoprire se nel suo animo si nasconde quello di una combattente ribelle.

Provocatorio e disturbante, Le figlie del Nord porta il lettore a interrogarsi sulla natura femminile, e sul limite a cui le donne sanno spingersi per resistere ai loro oppressori. E su quali siano le circostanze che possono portare una persona comune a diventare un terrorista.

NON LASCIARMI di Kazuo Ishiguro (Einaudi)

Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un’autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall’intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici.

Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole “donatore” e “assistente”? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d’amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un’utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d’ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.

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